giovedì 27 ottobre 2011

Il Vento del Nord - Frammenti

de Il Vostro

frammento improprio, #47

[…] e scenderemo, quindi: un flusso pacato e gentile come d'acque rinfrescanti, un trillìo di rocce, e silenziosamente festoso: ma implacabile. Scenderemo solcando il mare gelido sulla cui superficie quieta brillano alla luce bassa del tramonto i frammenti d'ambra; attraverseremo le morbide piane erbose e le strane catene di colline ferrose dalla schiena bassa e’aggobbìta; e affronteremo le Alpi: e non seccheranno le nostre pelli diafane le tormente e il gelo, e non temeremo i frontoni pericolanti di neve in alto, né periglio ci turberà - verseremo aceto sulle rocce arroventate con fuochi di legna ad altissimo potere calorico per sbriciolarle, e aprirci così percorsi sicuri: non che ne avremo bisogno, certo: ma attraverso ragionate aperture tra valli parallele il vento seguirà poi la nostra strada, e pulirà l'aria e sgombrerà i cieli e riequilibrerà i climi malsani e umidi che vi funestano, ammorbandovi il sangue e appesantendovi i polmoni.

E tutto questo sarà solo, per noi, scampagnata, e piacere di gita.

Dacché per anni - per secoli già avremo teorizzato, speculato, valutato il Giusto, e argomentato e messo su carta con dovizia di glossa e nota; e anche avremo inciso a fuoco nel nostro Sentire: ché carta deperisce: Altro, no. Al momento del nostro arrivo già avremo preso il meglio dei vostri pensatori e dei vostri teorici e dei vostri teorèti - il meglio di millenni - e li avremo ripuliti dalle incrostazioni della malfidenza e della partigianità e del dolo e così - cristallini nella loro essenza - li avremo combinati in una smörgåscake perfetta: nella quale c'è Tutto, ma il Tutto è compatto e indivisibile e Uno: e un solo morso risuona della peculiarità irrinunciabile d'ogni elemento: in armonia precisa.

Come in una smörgåscake, appunto.



E una volta arrivati ci mischieremo a voi, e Diffonderemo.

Vi insegneremo ad accogliere: solo ve lo insegneremo, però: senza inculcare: e per accogliere - sappiatelo – per accogliere servirà sviluppare coscienza sociale ed etica civile; e serviranno tubi di ferro a sezione tonda di diametro non largo, ma dalle parete spesse: con i quali ridurre a ragione quello che coscienza sociale ed etica civile non vuole sviluppare.

E quando ci saremo mischiati infine a voi, e vi avremo insegnato e voi avrete accolto e ci sarà germinazione: ce ne andremo: lasciandovi ora in fine cresciuti e indipendenti e degni […]

frammento improprio, #48

[…] di tenere stretto e caro la fiamma della coscienza sociale e dell'etica civile, e a portata piccole armi semiautomatiche in ceramica da tenere in leggere fondine sotto le ascelle: ché recidivi sempre possono […]

martedì 25 ottobre 2011

Collezione Sanjuro autunno-inverno

Dopo l'oramai consueta pausa estivo-primo autunnale, Sanjuro torna: video, audio, scritti, foto, caldarroste, vin brulé, panettone e spumante - questo, e molto altro ancora, nei prossimi mesi su Sanjuro.
Intanto eccovi il teaser trailer del videocorso di letteratura che vi proporremo a breve: più di 50 videolezioni per capire, infine, di cosa stiamo parlando quando parliamo di parole messe in fila per cambiare il mondo (o diventare ricchi).

lunedì 11 luglio 2011

Il Vento del Nord - Contromisure

di Lopizia Starna

Stavo nella lana avvolta, quando, dalle scale, scese il gatto di pelo. E quando dico di pelo, intendo veramente DI PELO.
Mi volli informare e chiesi : "Ma quel tuo gatto, è sempre stato così pieno di pelo?"
"No," rispose "È stagionale."
"Ah." raccolsi la spiegazione e, intensa, rimuginai sulla stagionalità del pelo. E questo ragionare mi portò lontano.
Ci si deve premunire, agli eventi, intendo. Quando accade qualcosa o si pensa che stia accadendo devono prendersi le adeguate contromisure. Mi parse allora di non averle prese, le contromisure. Ero impreparata. Cosa che non mi lasciò sgomenta, ma un po’ triste.
Uscii, lasciando gatto di pelo e padrone in salotto, davanti ad un tazza di tè al ginseng. Decisi che qualsiasi azione sarebbe stata meglio di nessuna azione.
Mi tolsi le vesti e abbandonai la calda lana, nuda ballai in giardino, nel retro, dietro la siepe. Pochi gli sguardi (una lucertola, un paio di scarafaggi, quattordici formiche nere e basta. Tutti numeri pari, ma non credo fosse un segno). Fu un atto d’amore per l’azione a venire, per tutte quelle cose che giacevano in me pregne di contenuti ma senza realizzazione.
Poi scrissi righe infuocate al quotidiano cittadino, postai alcuni link su facebook e mi sentii degna. Andai a comprare un paio di scarpe nuove e quattro libri di saggistica sulle condizioni dei contadini in Cina, degli operai in Cina, delle donne senza figlie in Cina e uno sul rapporto tra Cina e India. Una volta a casa guardai tutti i telegiornali di fascia serale a pezzi alternati in preda allo zapping esoterico, eccetto quello di rai uno e rete quattro. Mi sentii nuovamente degna. "Ecco," mi dissi, "lo sento anch’io. È il vento del nord. Partecipo al cambiamento. È come se mi stessi riempiendo di pelo, ecco le contromisure! L’azione! I partigiani… la rivoluzione!!!"
Presi l’agenda e segnai su martedì mattina, ore 9.00: "Prendere appuntamento per una ceretta, gamba intera e inguine." Con tutto questo parlare di pelo mi accorsi che non si trattava solo di una metafora.

n.d.a. la collocazione temporale è fittizia per non dar adito a speculazioni di genere politico

martedì 5 luglio 2011

Il Vento del Nord - La velocità dell'aria

di Dante Cruciani

Lo scravascio ha mitigato l’afa e c’è un’arietta... un vento alla finestra che mi dice tra i capelli Vai a letto, sono le due; ma io mi sono incaponito sul computer, come al solito, in quelle inutili faccende di manutenzione del sistema che ti pigliano sempre quando il giorno dopo hai una lunga giornata di lavoro. La batteria si surriscalda e, se la nuca è fresca - dò le spalle alla finestra - la fronte è tutta sgocciolante (Di notte, mentre dormi, i portatili si svegliano e ti rubano il respiro dalla porta usb, come i gatti in certe storie dell’orrore).

C’è una donna che urla - dove? - e piange. Ascolto un po’ i singhiozzi, sicuro che risalgano la strada. Non macchine, non camion della spazzatura con stantuffi, ma gemiti, lo strazio di qualcosa che fa male. Mi affaccio alla finestra e il suono si attutisce. Rientro e lo risento. Appoggio i palmi, spingo la zanzariera - finché un reticolo stretto mi appare sulle mani, rosso - per vedere se magari, forse, c’è qualcuno sotto, a perpendicolo, lungo la parete. Niente. Aspetto. Al piano di sopra, tossisce uno dei bambini.

Dormono. Sono le dieci di sera. Siamo soli in casa; mia sorella - loro madre - è a cena fuori. Il salotto è buio, le nubi impediscono il chiarore delle sere estive; il lucore dello schermo, son sicuro che mi rende il viso di un color di malattia - malattia tropicale, di quelle che affievoliscono e delirano - quando suona il campanello, un suono secco. Se mi irrigidisco, so che passerà. Suona ancora. Corro al citofono, ma è rotto e funziona nel verso di chi è fuori: chi è, dico, chi è. All’orecchio un microfono muto. Spremo i tasti per capire se riesco ad azionarlo, ma ho il dubbio di aver, invece, aperto il portone. È una vecchia casa di ringhiera, col terrazzo sul cortile interno. Sento ridere alla porta, una donna. Dalle liste degli scuri a veneziana, accanto al citofono, intravedo le scarpe marroni di un uomo che corre. L’ascensore vibra.

Giù in strada si rompe una bottiglia; in lontananza un lampo. Mentre la ventola smanetta, giro per la casa con un bicchiere in mano in cerca della parete giusta. Ne tento un paio senza risultati. Allora il pavimento. Apoggio l'orecchio al fondo, ma i rumori che sento sono gli stessi di quando immergo nella vasca da bagno: tonfi, colpi gommosi, nessun pianto. Eppure potrebbe essere una vicina. Il marito la picchia? Oppure ho fatto entrare i ladri, con un goffo colpo di citofono? Forse era fuori a cena, ed è tornata a casa trovandola distrutta. Tutte le cose sparite. I cassetti rovesciati, lei in mezzo alla stanza, con le lenzuola di lino in mano, strappate, in ginocchio; i rubinetti aperti, anche gli avanzi nel frigo, finiti; la serratura della porta scassinata, non si chiude più, c'è tutta una corrente d'aria... Sul pavimento le impronte di una scarpa da uomo, marrone.

Qualcuno la aiuterà, mi dico, con l’orecchio sul bicchiere; arriverà qualcuno...

martedì 28 giugno 2011

Radiazione - Radiazione

di Lopizia Starna

Io radio
Tu radi
Egli radia
Noi radiamo
Voi radiate
Essi radiano. Soprattutto. Ed essi, questi radianti o radiatori, a detrimento di un numero non risibile di verità, detengono quantità di potere smisurato. Ed è un fatto.
Un altro fatto è che oggi non avevo un euro da dare a quello che me lo domandava per una telefonata.
Intanto, chi è che telefona ancora con le monete? E poi, è la seconda volta che me lo chiede, nel giro di due giorni, nella stessa zona. La prima volta sono venuta incontro alla sua richiesta, perché mi sembrava bizzarra a sufficienza da corrispondere ad una necessità vera e grave. Oggi. No.
Quindi: KAZOOOM. Lo radio.
Potessi ricorrere alle radiazioni sommarie ogni qualvolta ne sentissi la necessità, le mie giornate trascorrerebbero man mano più pacate e prive di quella patina di livore che le contraddistingue. Sarei più sola. Ma, bene. Nella quantità non c’è mai un’indiscussa qualità. Quindi datemi un bonus radiazione al mese e rendete me, “Donna Felice”.
Invece, no. Urge una democratizzazione della tecnologia. Odio gli spargimenti di sangue, trovo quindi che la perfetta eliminazione possa essere attuata solo attraverso armi più sofisticate. Datemele, queste armi, affinché io possa liberarmi dai fastidi quotidiani. Grazie.
E se questa indiscriminata distribuzione portasse ad uno sterminio più o meno importante? E va bene. Fa lo stesso. Preferibile alle decisioni altrui, che per complicate ragioni finanziarie, politiche , macroeconomiche e multifattoriali generiche portano all’eliminazione lenta e parziale di quelli che non hanno alcun potere. Oppure alla radiazione istantanea. Sempre degli stessi. Quelli che non hanno alcun potere.
A meno che la comparsa di più pollici opponibili, gambe ritorte, tremori, convulsioni, atassia e morte nello spazio di alcune ore o di pochi giorni, nausea intrattabile, vomito e diarrea, batteriemia conseguente alla necrosi intestinale, anoressia, apatia, vomito (di nuovo), amenorrea, diminuzione della libido nelle donne, diminuita fertilità, anemia, leucopenia, trombocitopenia e cataratte in entrambi i sessi , osteosarcoma, neoplasie, accorciamento aspecifico della vita, mutazioni, aumento del numero di difetti genetici nelle generazioni successive, siano da considerarsi preferibili se perpetrate da altri, gli “essi” radianti. Io ho deciso che RADIO. Non ESSI. Nel caso. Se proprio ce ne fosse il bisogno. Lo faccio io. Per mio diletto, non mentirò sulle proprietà terapeutiche dell’energia nucleare, sull’affidabilità delle centrali nucleari, sull’analisi costi-benefici. Non mentirò su nulla. Datemi una manciata di scorie radioattive, ve le consegnerò a domicilio, dentro ermetiche buste di carta velina. Votate per me. Sarà bellissimo.
E durerà pochissimo.

mercoledì 1 giugno 2011

Radiazione - Contaminazione

di Als


sogno una forza distruttiva che mi faccia scomparire tutto ciò che non mi piace. E un’altra invece che riesca a diffondere un’energia che riempia le menti. Sogno una radiazione così potente che al mattino non ci si riconosca più, un’aria come quella che si sente prima che nevichi. O solo un’ondata di sterco, che se non altro porta bene.

domani mattina sarebbe bello non doversi più depilare e essere comunque attraenti, sarebbe bello che nessuno fosse incazzato, sarebbe bello che nessuno volesse trascinarti nella sua melma, un andamento di questo tipo potrebbe avere un effetto positivo su di me e uno immediatamente successivo a domino dalla mia persona alle altre, un irradiamento portentoso.

l’esistenza scorre e noi ci squagliamo come una pallina di gelato scivolata dal cono di un bambino sbadato. Caduti a terra, nasciamo e iniziamo a scioglierci, a espanderci, a irraggiarci, e veniamo a contatto con nuove cose, milioni di batteri e fermenti. Di questi ultimi vale la pena ricordare: il comunissimo Infantis, il rarissimo Longum, il più snob Thermophilus, l’etnico Bulgaricus e il misogeno Acidophilusminimo. Inizieremo infine a seccarci e a diventare appiccicaticci, per sparire poi del tutto.

quando penso alle persone che si sottopongono a operazioni chirurgiche a fini estetici penso che o non abbiano mai conosciuto un chirurgo plastico nel privato o che nella loro vita siano state sicuramente contaminate da una qualche radiazione che abbia completamente divelto loro il senno.

martedì 24 maggio 2011

Radiazione - L'inverno nucleare

de Il Vostro

1. Tornavo a casa da un festival dell'heavymètal, qualche estate fa, tramite un passaggio in macchina scroccato; mesi dopo avrei scoperto che il guidatore - un tipo alto grosso e piuttosto buffo, ma anche minacciosissimo - appariva in un video su youtube nel quale si svuotava nella gola un boccale da un litro di birra in poco meno di dieci secondi, gli amici fuori campo a scandire il tempo.

2. Questi pseudo-vichinghi montanari alto-veneti, o basso-trentini, figli di ristoratori giocavano a frisbee fuori della loro malga, una domenica: tutto attorno sui prati i gitanti della domenica, famigliole, bambini eccetera; e il frisbee in realtà era il coperchio di alluminio di diametro amplissimo di un pentolone da cucina della madre pseudo-vichinga e cuoca: ma questo coperchio si librava lentamente, troppo lento planando in mezzo ai giocatori. Così uno di questi pseudo-vichinghi ha preso il coperchio, ha detto Adesso vediamo l'aerodinamica, e facendo forza sul ginocchio l'ha imbarcato in una specie di taco di latta; e l'ha lanciato verso lo pseudo-vichingo più lontano: il frisbee ha in effetti accelerato di una super-accelerazione inaspettata e irreale, e ha beccato di taglio il sopracciglio sinistro del destinatario, il quale non aveva fatto in tempo nemmeno ad alzare le braccia: avrebbe poi richiesto sette punti di sutura.

3. Hai risposto al mio messaggio dicendomi - eri in treno, da qualche parte tra Roma e qui - dicendomi che tornavi con valigie pesanti e pesante anche il cuore, un po'; e a quel cuore - sapendo io, innamorato ed esposto, che con quel cuore ohimè non c'entravo nulla - a quel cuore il mio, di cuore, s'è tramutato in galena, subito: in un cuore d'un peso grave e ottuso, e plumbeo, e con del-piombo il dono d'avvelenare gradatamente, con costanza nel Tempo; e avrei voluto risponderti che sì, certo, il tuo cuore era pesante e pesante lo sentivi, ma avresti dovuto sentire questo, questo: questo pugno di cubottaedri a rilasciare placidamente tòschi nel mio corpo.

4. Quando i Blind Guardian hanno annunciato Mirror mirror, tutti noi delle prime file abbiamo prefigurato il pandemonio, e teso i muscoli del pogo alla bisogna; ma terribile sorte è capitata in-sorte a un ragazzetto magro con gli occhiali da secchione davanti a me: quando un energumeno muscolare l'ha afferrato per le spalle, gli ha urlato in un orecchio VAI E CONQUISTATI UN REGNOOOOUUURGH e l'ha spinto nel pogo proprio nel momento d'innesco di questo. Il ragazzetto è apparso – in momenti non necessariamente successivi - contro le transenne del mixer, poi in fondo quasi al limite del pubblico, e in fine dinuovo contro l’energumeno muscolare: riportando nel tragitto danni articolari, la lussazione dell’ulna destra, la perdita e susseguente frantumazione degli occhiali, e dolorosissimi frammenti di bicordo confitti nei muscoli della schiena.

5. Nei cantieri urbani – poderosi et antiqui edifizii dai muri spessi, e soffitti alti, svuotati all’interno e tenuti in-piedi con dovizia per i mesi, od anni, di ristrutturazione e subappalti e partite iva e mercato del mattone – il suono da-qualche-parte lontana di fette di lamiera prese in mano dai muratori e spostate in giro diventa, ‘traversando stanze vuote e tramezzi e rampe di scale, l’urlo di scimmie incazzate che baruffano: e sembra non essere possibile una simil’somiglianza, ma davvero: è prodigiosa.

[Aftermath] Continueremo, quindi. Persevereremo: come quei pupazzetti struzziformi che oscillano infilando la testa nel bicchiere d'acqua [credo]: o come lemmings. Continueremo a praticare prove-di-forza, a tentare, a lanciare oggetti per vedere se abbiamo capito le Regole Fisiche del Mondo; continueremo a fare male e a farci male, e poi a farci rattoppare alla meno peggio; e non-ancora rinsaldata la pelle abrasa malamente già saremo lì ancora a tentare, combinare, tramestare, macchinare, prova-di-forzare, fare scivoloni; e poco vale ormai, dai!, l’immagine standard della catastrofe, dell’inverno nucleare: quando si dice che solamente gli scarafaggi eccetera.
Ma figuriamoci.

giovedì 19 maggio 2011

Radiazione - Il mondo interiore

di Gualtiero Bertoldi

from: il grande Becq
to: paxos@guerillamail.com
date Mon, May , 2011 at 3:06 AM
subject: il mondo interiore
mailed-by mailinator.com

Caro paxos (ogni volta stupisco di fronte all’inventività che ripone nella scelta dei suoi alias), l’ho contattata perché sono finalmente entrato in possesso del faldone di lastre CE-xr017. Come le avevo anticipato durante il nostro breve incontro avvenuto al congresso di marzo, si tratta nel complesso di una raccolta dal contenuto sì generalmente tradizionale (pur se con alcune punte di gran pregio) ma dall’ottima definizione visiva. Volevo quindi sottoporre alla sua stimata attenzione alcuni esemplari particolarmente significativi, e che potrà visionare, naturalmente in bassissima risoluzione, in allegato alla presente mail.

Lastra NUN-a028: un grande classico che non può mancare in nessuna collezione di questo tipo. Qui l’attenuazione prodotta dal crocifisso è particolarmente ben definita e priva di artefatti, cosa che fa saltare agli occhi la particolare nodosità dell’oggetto.

Lastra YB-c195: quello che a prima vista può apparire come un comune barattolino, si rivela, a una analisi più attenta, una saliera (colma di sale).

Lastra G-a034/Lastra YG-a034bis: si tratta di una proiezione (da qui la doppia lastra). Ciò permette di far apprezzare al meglio l’angolatura che il braccio del bambolotto (un Ron Weasley munito di bacchetta magica) ha assunto durante il posizionamento.

Lastra B-d342: un controller Wii (tra l’altro perfettamente funzionante anche dopo l’estrazione).

Lastra M-gcr102: una lampada a spirale da 85 watt (non funzionante dopo l’estrazione).

Lastra M-odf495: un teleobiettivo Sigma zoom 70-300 in massima estensione.

Lastra W-mts301: un frullatore a immersione (solo corpo motore).

E questo è quanto. La prego come al solito di tenere nel massimo riserbo possibile questa comunicazione, e le eventuali lastre che intenderà successivamente acquistare (sa bene cosa rischio ogni qual volta mi procuro e rivendo materiale di tal genere, e pur muovendomi sempre con la massima prudenza credo che i colleghi del reparto inizino a sospettare qualcosa).


saluti
il grande Becq

martedì 17 maggio 2011

Radiazione - Handling catastrophes

di Dante Cruciani

[nota della redazione: dopo Fango e Crisi! ecco la nuova istantanea di Sanjuro: sei testi dedicati alla Radiazione]

SEGRETARIO (bussa): Presidente
PRESIDENTE: ...
S: Presidente, mi scusi.
P: Sono con le scimmie.
S: Sì mi scusi presidente lo so che quando è con le scimmie non vuole essere...
P: Bene, torna tra un paio d’ore, allora.
S: Presidente, è un’emergenza, si tratta del reattore di...
P: Parlane col ministro dell’interno. Ettore mi aspetta.
S: Presidente, la prego, è della massima urgenza...
P: Glielo dici tu ad Ettore?
S: Sì presidente, glielo dico io. Può aprire la porta per favore? Solo un secondo...
(si apre la porta: il presidente esce in pantaloncini, camicia bianca e fez. Ha in mano una frusta. Da dentro la stanza si sentono urlare le scimmie. Il presidente richiude la porta)
P: Allora?
S: Presidente, è esploso il reattore di Rovigo.
P: E allora?
S: Fuoriesce materiale nel delta del...
P: Ti ho detto: e allora?
S: Presidente, forse sarebbe il caso che lei...
P (dà uno schiocco con la frusta in aria): Ti sembro un fisico nucleare?
S: Presidente, io...
P (un altro schiocco, più vicino alla testa del segretario): Ti sembro un cazzo di fisico nucleare?
S (abbassa la testa): No.
P: Come?
S: No, presidente
(da dentro le scimmie urlano ancora di più)
P: Senti cosa hai fatto? Stai agitando le scimmie.
S: Sì, presidente.
P: La stampa che dice?
S: Siamo riusciti a contenere la notizia, ma...
P: Bene. Intanto chiudete l’internet.
S: Scusi?
P: Ti devo ripetere tutto due volte? Sei peggio dei cercopitechi. Blocca l’internet, ti ho detto.
S: Sì, ma... l’internet?
P: Ci sarà un interruttore da qualche parte, no? E poi manda ai giornali la dichiarazione n. 34. No, anzi, la 123, quella sui prodotti caseari, la trovi nell’armadio 27/bis, quello vicino all’inginocchiatoio. Poi stasera facciamo un emendamento.
S: Un emendamento?
P: Ma che emendamento! Ho detto un decreto, sei sordo? un decreto attuativo. Decretiamo di buttare una colata di cemento su tutto il delta. Ci costruiamo un parco giochi, Rovigoland, e una cittadina a tema. Vai dal ministro... No, prendine uno a caso, fagli immaginare dei mutanti. Ma che siano spaventosi, non la solita merda verde, capito? niente Toxic Avenger, insomma, qualcosa di più raffinato, tipo Supersloth. E non chiederlo al ministro delle piastrelle, che è in crisi per la faccenda Fiat. Adesso lasciami alle scimmie che questa idea del cemento mi ha...
S: Ma presidente, le popolazioni locali stanno...
P: ...
S: No è che...
P: Ti ho fatto del male, per caso?
S: No no, è...
P: Ti sto antipatico, allora? Dimmi che ti sto antipatico. Puoi dirlo. Senza problemi.
S: Presidente, non mi permetterei mai di...
P: Non ti ho sempre trattato bene? Tua madre. Tua madre non ha ricevuto quella macchina da cucire nuova che voleva tanto?
S: Sì presidente.
P: E allora perché non fai quel cazzo che ti dico?
S: Ma ci sono dei morti, si tratta di una contaminazione ambientale tra le più...
P: Ti sembra che non sono preoccupato?
S: No è...
P: Stai dicendo che non mi occupo abbastanza della vita di queste merde?
S: Non volevo dire que...
P: Insinui che non dono ogni goccia del mio sangue per questo posto del cazzo che è solo in grado di disturbarmi quando mi dedico al mio relax, nel mio parlamento?
S: Sì ma... Mi sta pestando i piedi... e...

(si baciano, sulla bocca. Alla fine il Segretario è visibilmente atterrito e rosso in faccia)

P: Bene, adesso fai quello che ti ho detto. Ma prima vai a chiedere scusa ad Ettore.
S: ... sì, sì presidente...
P: Allora? Ancora qui? Vai!
S: Sì, ma, sì... scusi... chi è Ettore?
P: il bonobo. Vai, è lì, sullo scranno. Ti sta aspettando.

(apre la porta, urla di scimmie)

giovedì 21 aprile 2011

Rassegnazione Stampa - il podcast

di Gualtiero Bertoldi

In collaborazione con Er Majesty, per i tipi de La Collana della Regina, ecco il primo podcast della rassegnazione stampa: "Dispacci dal fronte ep.1".
Buon ascolto a tutti - per ascoltare tutta la puntata di Er Majesty, cliccate qui.



(scarica il podcast)

mercoledì 13 aprile 2011

Critica ignorante (quarterly edition)

di Gualtiero Bertoldi

A chi tra noi non è mai capitato, tra una manifestazione anti-governativa e l'altra, di non aver neppure il tempo di leggere il menu della pizzeria nella quale s'è trovato riparo dalle mazzate della pula infame (che tanto poi si finisce sempre per ordinare una margherita con birrona bionda maccheccavolo ti stai a perder tempo a chiedere il menu dai che c'ho fame)?
Critica ignorante! La rubrica per far finta di essere sempre all'altezza delle ultime presentazioni editoriali nella Feltrinelli all'angolo (buffet 5 euro, e meno male che dovrebbero essere compagni, 'sti braccini corti).

venerdì 1 aprile 2011

Squalo Pinguino!, 2 (seconda parte): ovvero, l’altra cosa che ho capito leggendo Grande Madre Rossa

de Il vostro

  
La seconda cosa che ho capito, invece, leggendo GMR, è questa: è la Travolgente Tempesta delle Stronzate [TTdS]. La TTdS è quel sistema d’accumulazione- no: non tanto di accumulazione, bensì di iperproduzione e accatastamento o subito sfilamento-via e di nuovo accatastamento eccetera di immagini e dettagli e particolari e minuzie e cose mezze-dette e paroline bastarde e traditrici con cui tu, Autore, ti periti di travolgermi; nello stesso tempo, la TTdS è anche il – è definita da, e conchiusa nel – tono che queste immagini e questi dettagli hanno: che è potente ed epico alle volte; meramente roboante altre; spavaldo eppure affettatamente buttato-là spesso: e stronzo da narratore-che-sa praticamente sempre. Va bene: va benissimo; e ad un certo punto mi sono lasciato convincere a questa tattica, e ne ho pure preso gusto. Tuttavia, sotto a questo gioco mi pare sia sottesa una specie di promessa, un accordo: l’assicurazione non-detta cioè che tu, Autore, non mi stai raccontando stronzate: ovvero, eventualmente, che le tue stronzate sono stronzate, certo, eppure in qualche modo sono plausibili: che insomma mi hai ammannito un castello di sabbia con fondamenta cedevoli di pali marcescenti ficcati in molli argille imbibite d’acqua ma che, in qualche modo, a forza di cavicchi e tiranti e contrappesi, si regge in piedi. In questo modo io posso fidarmi, e mi lascio quindi trascinare [alle volte anche piuttosto violentemente] giù verso la foce del tuo narrato, leggendo. E leggendo GMR, in effetti, questa rocambola scoppiettante e rapida – nel senso delle rapide fluviali, e io con la mia canoétta di pelli d’animale boschivo almeno a tentare a colpi di pagaia di non frangermi contro gli elementi rocciosi del paesaggio – questa rocambola, quindi, mentre leggevo GMR era riuscita a catturami nel suo flusso irresistibile.
Perché la promessa o accordo di cui si parla pare basarsi sul mero gioco dell’Abbi-fiducia-in-me-,-so-quel-che-dico: del “Guarda: tàngo campi della vita e della cultura che tu non conosci – non puoi conoscere – ma fidati: io li conosco, e sono preciso, e ti puoi fidare di me”, eccetera. Così leggi descrizioni dell’hinterland milanese e descrizioni di torture medicali e cenni di complottistica storica italiana e cose dell’ordine e del funzionamento delle forze dell’ordine e ti dici: ah sì?, ah davvero?, ma intanto la promessa e la TTdS ti travolgono trascinandoti a valle e – in definitiva – la lettura è piuttosto divertente.


Questo finoacché la fluvialità di GMR non infila quella gola stretta e piena d’occhi cattivi e caustici e malfidenti che è il Dominio dell’Informatica Contemporanea – al quale giocoforza sei in qualche modo avvezzo – e Genna spara fuori un paio di blande, leggere, quasi insignificanti imprecisioni - risibili, davvero - eppure sufficienti a farti storcere il naso, all’inizio: ma soprattutto a far svaporare la fiducia accordatagli, e a farti continuare a leggere con una specie di guardinga circospezione: a farti fiorire proprio nel centro dell’organo della lettura il dubbio che, allora, tutte le stronzate che ti ha raccontato fino a quel punto sono davvero stronzate: oh, no!


E così vai a finire GMR. Con la stessa sensazione di quando sei apprestato a una bella guidata in città, e non c’è traffico, ed è venerdì pomeriggio e sei uscito da lavoro con due ore di anticipo e c’è un sole maestoso e le ragazze in Prato e gli alberi di Giuda sono in fiore per la primavera più-crudele-delle-stagioni e insomma il gomito fuori dal finestrino e finalmente in maniche corte: e ti si piazza una macchina davanti che, uno, procede lenta, e due, tìtuba non solo agli incroci ma anche quando davvero non serve e, tre, ha dimenticato da almeno due chilometri una freccia accesa: costringendoti quindi a uscire ex abrupto dal pilota automatico, a dover mantenere concentrazione, e in definitiva a perdere nell’insicurezza i prodigiosi dettagli del panoram’attorno.


Postilla

Così, pour parler: i dettagli di cui sopra sono: la formattazione di un pc a cui segue la frase “Disco fisso annullato” [corsivo mio; p.124]; un “client di posta” misusato [p.131]; e anche una “ispezione della RAM” [p.131] che, in qualche modo, mi ha fatto storcere il naso.

E, a riguardo di questa cosa della RAM. Leggevo in preda a strazio illimitato Sappiano le mie parole di sangue, di B. Jones. L’Autrice, ad un certo punto, lamentando cose di etica e prassi della scrittura, in un accatastamento cyberpunk un po’ confusionario: Se io avessi falangi in acciaio chirurgico, un generatore di impulsi elettronici al posto del cuore, una RAM piantata nella cervice, se io fossi disumana, potrei essere persino libera di non scrivere niente. Acché io subito ho pensato: se tu avessi una RAM piantata nella cervice, signora-mia, verrebbe il momento che il di lei contenuto verrebbe, per il suo funzionamento, a perdersi: e quindi?

Ma sono solo gli occhi cattivi e caustici e malfidenti.

mercoledì 30 marzo 2011

Squalo Pinguino!, 2 (prima parte)

de Il Vostro

Giuseppe Genna, Grande Madre Rossa, 2004 Mondadori Strade Blu
e con un accenno a Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue, 2007, Rizzoli 24/7

Non sono uso leggere noir, gialli, thriller: non ho il gusto dell’intreccio, né della scoperta de’ trama. Non mi interessano i giochetti: non-mi-in-te-re-ssa-no-i-gio-che-tti. Mi tediano le figure archetipiche che popolano noir e gialli eccetera: e ugualmente mi tediano le variazioni alle figure archetipiche: e più ancora mi tediano le figure archetipiche così originali o stravolte da risultare anarchetipiche – quasi.
Attorno alla fine dell’anno scorso mi ritrovo incastrato dentro un attacco di - chiamiamolo così - Binge Reading Disorder [BRD], durante il quale costruisco sul pavimento della mia stanza una colonna di libri italiani contemporanei mediamente atroci: e comincio a leggerli, tutti, contemporaneamente, ingordo, e a spizzicarne pagine – paragrafi, incipit, righe – in un evidente tentativo di capire, e di farmi male nel processo. Questi libri sono pressoché-tutti prestiti di biblioteche civiche, o amici: questi’ultimi godendo molto, all’atto del prestarmeli. Eppure la vera sorpresa di quel mese vorace e incasinatissimo è Grande Madre Rossa [GMR], che spunta fuori da dimenticata mensola tutto impolverato, e carico di ricordi.

[i ricordi sono questi: era una specie di forma embrionale di una prima idea di fare l’esperimento di provare a tentare di costruire un organismo di critica letteraria stronza – eh? – e in una stanzicola fatiscente arredata con scarti di mobilia anni settanta, che chiamavamo affettuosamente La Base, mangiavamo cose direttamente dai barattoli, dai vasetti, e bevevamo birra e parlavamo male di libri e scrittori italiani contemporanei: e leggevamo le prime cinque pagine di GMR: stupendoci.]

Mi infastidisce anche, nella scrittura, l’uso di modalità – ma anche della sola terminologia – mutuate dal linguaggio di cinema e televisione: le zoomate; i piani delle riprese; le prime cinque pagine di GMR.
Comunque.
Spunta fuori GMR, e irresistibilmente m’attrae, ed io all’attrazione rispondo: e lo inizio: e in due giorni, tre al massimo l’ho finito. E mentre lo leggo – ogni tanto, ogni due o tre pagine infilavo un dito tra le pagine a far da segnalibro, chiudevo il libro, me lo giravo nella mani e guardavo la foto dell’Autore, in quarta di copertina – tutta, la quarta di copertina – e la foto mi guardava di rimando, un po’ luccicante di sudore, i capelli corti neri quasi da cinese; e le dicevo, alla foto, sospirando: Giuseppe, Giuseppe. Insomma: mentre lo leggevo, qualcosa intanto cominciavo a capire: qualcosa del ritmo, forse, più che del senso dell’intreccio, o della struttura stessa del libro. Qualcosa che stava, quasi solamente, nell’accumulo di cose velocissimo – dove le cose, lì, erano azioni, e dettagli d’azione: e velocissimo, quest’accumulo, non solo in sé: ma anche per stile. Così frasi brevi, brevissime: e punteggiatura mitragliatricoidèa. Concatenazioni di due-punti. Piccole ripetizioni – anche solo di singole parole. Blocchi interi a reggersi senza verbi. La e a inizio frase: a inizio paragrafo, magari. Tanti accorgimenti, insomma, a sparare fuori un ritmo in effetti vorticoso: intrigante.
E questa è una cosa.

(continua)

mercoledì 23 marzo 2011

Piero Scaruffi attacca nave della Guardia Costiera Britannica durante una contestazione anti-Beatles

di Austino Attizzo

Quando l’imbarcazione di un gruppo di Attivisti Anti-Beatles (AAB) si è avvicinata alle coste meridionali dell’Inghilterra, la Guardia Costiera Britannica ha immediatamente provveduto ad avvicinarla impedendole di proseguire utilizzando gli idranti. A quel punto, dalle profondità della Manica è comparso Piero Scaruffi, che è corso in aiuto della piccola imbarcazione consentendole di ripartire in direzione della costa.
Gli attivisti sono riusciti a sbarcare nelle vicinanze di Brighton, sulla cui spiaggia sono riusciti a piantare il noto vessillo con i volti dei favolosi quattro sfregiati e deturpati. L’imbarcazione della Guardia Costiera è invece stata trascinata nelle profondità del mare da Piero Scaruffi. Tra i membri dell’equipaggio non si conta alcun superstite.

martedì 15 marzo 2011

Per tutti quelli che (puntata 2 di 2)

di Kurt Milazzo
[qui la prima puntata]


Le strade della città brulicavano di persone perché era il periodo della Fiera. C'erano le bancarelle, che mostravano mercanzie da ogni dove, addobbi, musicanti e quelli che fanno lo zucchero filato. IL RE DEI LINK camminava tra la folla a passo lento e trascinato, senza rendersi conto che tutti erano arrabbiati e litigavano perché senza accenti e punteggiatura – pazienza per i congiuntivi - nessuno capiva più niente. Ed ecco che gli si fece incontro il Gran Connestabile, tutto trafelato:
<Sire! E meglio che vieni a palazzo che c'è un casino lì!>
Sentito il modo con cui si era espresso il suo consigliere, noto per la sua sapienza, IL RE DEI LINK capì finalmente che il sortilegio era già in atto. Partì di corsa verso il palazzo, quando udì una voce:
<NATALE STA ARRIVANDO... COMPI UNA BUONA AZIONE... REGALA LE PALLE A CHI NON LE HA ;)>
Il re corse subito verso la bancarella da cui proveniva quella voce e, con sua grande sorpresa, riconobbe il mercante di stelle.
<Mercante! Tu che vendi di tutto, hai qualcosa per risolvere il mio impiccio?> chiese il re.
<Certamente!> rispose il vecchio mercante, lisciandosi la lunga barba bianca <Sai benissimo che Sono come voglio io e non come tu mi vuoi. Cosa ti serve?>
<Hai <3 <3 <3 LO SPECCHIO DELL'ANIMA <3 <3 <3?>
<Certo che sì! Vuoi fare IL ROMANTICO con la tua bella, eh?>
<No, è per un'amica>
<Sì, sì, va là, va là... Lo sciocco non perdona e non dimentica. L'ingenuo perdona e dimentica. Il saggio perdona, ma dimentica.>
<Eh?>
<Lasciamo perdere... Prendi lo specchio... ecco... Ah! E poi ho un sacco di altra ROBA DA DONNE! Aspetta! La pazzia fa parte della mia vita ... VIVA LA VITA!>
Ma IL RE DEI LINK era già corso dalla vecchia strega per darle <3 <3 <3 LO SPECCHIO DELL'ANIMA <3 <3 <3. Appena ebbe lo specchio in mano, la megera si trasformò in una bellissima fanciulla:
<Sire, con il tuo regalo mi hai liberata dalla maledizione che mi rendeva brutta! Hug me!>
<Nobile Signora già sento che il mio kuore batte per te, anche se non conosco nemmeno il tuo nome>
<Io sono la Regina di Cuori! Dammi iL bene ... Ti darò amore ... fammi male ... ti darò L'INFERNO !! Fammi sentire come <3 SuLle AlI Di UnA FaRfAlLa <3!>.
<Lo farò, lo farò! Per tutti i miei LiNk:), lo farò!>
<Prima, però, lasciami fare due cose, altrimenti la maledizione tornerà!>
<???>
<Devo aprire questo armadio, dove stanno prigionieri tutti i congiuntivi, la punteggiatura, gli accenti e gli apostrofi, e poi devo finire di scrivere la lista delle "1000 cose da fare prima di morire *-*"!>
<Ti attenderò e poi andremo a palazzo insieme!>, disse il re.

E, così, quella fu una bellissima serata per <3 Il MoNdO DeI LiNk <3. 
IL RE DEI LINK chiamò gli amici e tutti insieme fecero una grande festa per il fidanzamento del re con la Regina di Cuori.
Le Chicche di Zia Fedora intrattennero gli ospiti con i loro Sillogismi a caso, tra cui il famigerato "Vivo il presente. Sogno il futuro. Ma ho imparato dal passato quindi Condividi un pollo senza motivo".
La Dama dei Link ritrovò la voce e cantò "oh! oh! Mi e semblato di vedele un link adatto a me!" e La Banda dei Link fece un meraviglioso concerto e tutti ballarono.
Poi, fino a che furono sazi, mangiarono il biscotto della fortuna, e furono tutti felici.
Tranne CαмσяяαAи∂Lσνє,  a cui capitò il biscotto del malumore.
Ma se lo meritava.

§ Fine §

giovedì 10 marzo 2011

Se non riesci a dormire, piuttosto...

di Lopizia Starna


Io ebbi, con accezione di mania, un vezzo. 
Quello di dormire.
Di notte.
Nel letto.
Ma questa cosa  mi fu preclusa.
Sempre.
Il riposo diurno, al contrario, è una cosa che mi funzionò sempre. Molto bene. Benissimo. Vivere questo jet lag  fu affannoso. Avrei dovuto trasferirmi in Australia. Anche se, gli squali, per esempio, che in Australia sono innumerevoli come in pianura le zanzare tigre, avrebbero gravato sulla mia condizione onirica, ché di essi ho terrore. Tanto che non presi  mai in considerazione l’opportunità di trasferirvimici.
Fatto sta che quando il mio compagno si alzava per fare colazione, spesso mi ritrovava come mi aveva lasciata prima di andare a dormire, lui sì, sveglia e un po’ grigia di carnagione e a volte gialla dalla nicotina appiccicata al viso. E questa cosa non la apprezzò, neanche una volta. Scuotendo la testa calva  mi disse spesso: “Tu sei pazza”. E questo apprezzamento qua, sono io che non lo accolsi bene, mai. Allora scattarono  sensi di colpa e  vergogne assassine.

martedì 8 marzo 2011

MicroCarver - 5

di Dante Cruciani


Cos'è questo odore
Verso fine luglio, mentre era sul Conero a bere certi vini bianchi che gli ricordavano gli anni da studente, Marcello ricevette la telefonata dell'inquilino del piano di sotto, preoccupato per una macchia di umido che si ingrandiva sul soffitto. Non gli diede peso, e rispose di andarsene in vacanza. Matilde approvò, e rise: il vicino era un uomo ambiguo, di settant'anni, per lo più ubriaco dalle undici del mattino, intento, nei momenti di lucidità, a costruire una riproduzione fedelissima della basilica di San Pietro con gli stuzzicadenti (andava fiero in particolare, di una minuscola copia della Pietà che lui chiamava – senza alcuna ironia - la Pietà di Samurai). Quando tornarono a casa, qualche settimana più tardi, poco prima di ferragosto, pensarono che nel frattempo il vicino fosse morto, dall'odore; ma era il frigo che si era rotto.
Il condominio era deserto.

Cubicoli, tendine, gatti
Il cubicolo di lei era quello di fronte al suo. Ogni volta che si fermava a pensare che lei gli era di fronte e guardava il computer nella direzione in cui lui guardava il suo, gli arrossivano le orecchie. Sopra lo schermo, aveva attaccato con lo scotch biadesivo (ricordi dell'Albero Azzurro) una foto di lei, scattata con l'iPhone durante una gita aziendale. Era una foto ingrandita all'eccesso, sgranata, dove  si riconosceva, se non la fisionomia, almeno il maglione a righe. Per evitare che lei vedesse la foto quando andava a chiedergli qualcosa, aveva architettato uno stratagemma di tendine a specchio che si attivava premendo il tasto F2 in combinazione con le consonanti del suo nome. Ma lei non andava mai a chiedergli alcunché. Sopra lo schermo, esattamente in nello stesso punto in cui lui aveva messo il suo ritratto, lei aveva attaccato la foto del gatto.

Di cosa parliamo quando parliamo di sosia
Quando morì Mike Buongiorno, il suo sosia autorizzato provò prima di tutto un sentimento di felicità, poi colpa, poi rivalsa, poi colpa di nuovo, e poi, solo alla fine, un senso di perdita, molto blando. Pensava che adesso, mancando l'originale, avrebbe avuto più lavoro. Magari lo avrebbero pure chiamato per andare in televisione. Il sosia di Jerry Scotti scosse la testa, e così i sei sosia di Fiorello (alto, basso, magro, grasso, coi baffi, senza baffi).
"Perché?" disse il sosia di Mike "Perché scuotete la testa?"
Nessuno rispose.
"Ti ricordi Corrado?", disse il sosia  Carlo Conti, pallido, uscendo dalla sala riunioni.
"Ma non è la stessa cosa", disse il sosia di Mike, "Corrado non se lo filava nessuno neanche in vita."
"Sarà" disse la sosia di Nilla Pizzi.

Tu non hai polso
Poi mio padre, dopo la grappa, si posizionava in salotto, davanti alla finestra. Lo sapevamo tutti. Guardava fuori per qualche secondo, col bicchiere vuoto in mano. Lo appoggiava sulla mensola di betulla e - sempre senza voltarsi – diceva: "State fermi". Io iniziavo a vergognarmi allora, anche se tutti gli anni era la stessa scena e c'erano sempre le stesse persone. "Con un colpo secco" diceva, arrotolandosi le maniche della camicia. Non so bene come facesse, perché non era agile e non dimostrava alcuna grazia, ma era anzi di solito molto scoordinato. Ci avevo provato anche io, diverse volte: da solo, sul tavolo della cucina, per imitazione. Ma quando tiravo la tovaglia, mi trascinavo sempre dietro i piatti e i bicchieri. "È una questione di polso" diceva mio padre. Lui afferrava i bandoli del tappeto, e dopo un gesto nervoso ci trovavamo d'improvviso sul pavimento nudo, tutti e dieci, compreso il pianoforte.
Così aveva conquistato mia madre, diceva, nel 1956.

(continua)

giovedì 3 marzo 2011

Gomco Saga (2) - Tracce di Gomco sui pannelli solari della sonda Atena

di Austino Attizzo


Più di qualcuno si è domandato perché il satellite Atena continui a scattare fotografie ad alta risoluzione dei suoi pannelli solari. Il dettaglio di queste immagini è formidabile e mi ha fatto pensare che l’obiettivo sia verificare l’eventuale deposito di polvere spaziale sui pannelli. A questo proposito ho personalmente interpellato il ricercatore della NASA Keith Crowing, che così ha spiegato il significato di queste fotografie:
“Stiamo concentrandoci su questa parte della superficie della sonda, in quanto è l’unica raggiungibile dal braccio meccanico attrezzato di macchina fotografica. L’obiettivo è verificare se l’accumulo di polveri sui pannelli solari provochi una diminuzione nell’accumulo di potenza.”


“Nello specifico, sono io ad avere richiesto le immagini dei pannelli. I depositi di polveri provenienti da Marte rappresentano infatti un aspetto molto interessante in quanto contribuisce alla nostra comprensione dei processi climatici di Marte così come all’analisi di eventuali problemi d’ingegneria. Ci sono molte cose che non sappiamo, ad esempio, su qual è la ragione per cui le polveri tendano a formare dei veri e propri “castelli fatati”, strutture agglomerate formate da un insieme di forze elettrostatiche, così come siamo interessati a saperne di più sulle modalità in cui il gelo potrebbe incidere sul processo di sedimentazione. I pannelli solari sono una superficie eccellente per lo studio delle polveri.”
A questo punto, ignorando consapevolmente l’ordine di silenzio stampa impartito dalla NASA a tutti i suoi dipendenti, ho chiesto a Crowing un parere personale sulla natura del micro-disegno della Gomco Nave, fotografato lo scorso 12 dicembre e divulgato in forma anonima dal sito WJSIUUHAGGBC.com.
“Personalmente ti posso dire di non saperne molto. L’unica cosa di cui sono a conoscenza, è che nella serie di fotografie scattate sugli stessi punti tre giorni prima, quella raffigurazione non c’era.”

martedì 1 marzo 2011

Testimonianze (2)

di Lopizia Starna

(qui le prime testimonianze)

La settimana enigmistica ha risolto i miei problemi di identità sessuale
Dicembre 2010, Fenis (Ao)
Patrizio Piccot

Fin da quand'ero piccolo sentivo qualcosa in me che non so spiegare, che mi faceva sentire diverso dagli altri. Infatti, non ero come gli altri ragazzi; i miei desideri erano diversi. Ricordo che già quando frequentavo la scuola elementare guardavo con affetto un mio amico e mi sentivo molto attratto da lui, volevo essere speciale ai suoi occhi. Fu così che questa menzogna iniziò a crescere nella mia mente.

Quando diventai adulto un mio amico mi disse che dovevo guadagnarmi dei soldi, così cominciai a prostituirmi.. Per anni, camminai in un tunnel oscuro: credevo che l'unico modo di trovare me stesso ed essere felice era vivere come donna, e al tempo stesso vedere gli altri intorno a me essere disgustati dai miei strani modi di fare. All'inizio ciò mi feriva perché non capivo che mi stavano rifiutando, ma pian piano capii che ero diventato un reietto della società. A volte mi giustificavo dicendo: "Sono una donna in un corpo maschile". Vedevo che i miei amici tornavano da Casablanca dopo aver fatto un'operazione per cambiare sesso, perché l'obbiettivo di ogni travestito è sentirsi come una donna vera. Era l'ultima frontiera che rimaneva davanti a me. Eppure vidi quelle persone cadere in depressione, non si sentivano accettati e non raggiunsero mai il loro sogno. Parlando a un amico dissi: "Ci dev'essere un modo perché noi possiamo cambiare. Perché dobbiamo continuare a vivere una bugia e sentirci male anche solo a parlarne? Non ci accettiamo noi, e nessun altro ci accetta".
Il mio amico rispose: "E allora, che vuoi fare? Questa è la nostra vita e non riusciremo mai a cambiare; siamo nel giro e non ne usciremo mai".

Ringrazio la sfinge che un anno fa incontrai un credente di nome Petra che veniva dalla mia stessa condizione. Avevo sentito dire che era cambiato ma non capii cosa potesse essergli successo. Quando lo rividi, mi accorsi che era realmente cambiato. Era vestito normalmente, e soprattutto potevo vedere un cambiamento nel suo volto e nella sua espressione. Mi parlò di come i Rebus lo avevano cambiato, e disse che la Settimana Enigmistica, o in alternativa il Blocco Enigmistico, potevano fare lo stesso per me.

Il mio amico mi spiegò che dovevo solo chiedere alla Sfinge di perdonarmi, e Lei mi avrebbe perdonato e avrebbe cambiato la mia vita. Ringrazio davvero la Sfinge per come ha cambiato la mia vita e posso testimoniare che il suo Amore ha cambiato il mio cuore, i miei desideri, e ha aperto i miei occhi. Quella sera, quando tornai a casa mi guardai allo specchio e vidi il vero Patrizio: finalmente vedevo la mia vera identità. Prima non riuscivo a capire se ero un uomo o una donna. La Sfinge, soprattutto attraverso le “risate a denti stretti” mi fece chiaramente capire che sono un uomo, e che tutti quei pensieri che avevo erano menzogne della Domenica Quiz.

Ringrazio la Sfinge perché grazie a Lei io posso veramente gridare "Sono libero!".

(continua)

martedì 22 febbraio 2011

Testimonianze

di Lopizia Starna


La Settimana Enigmistica non è una rivista qualsiasi: è la Parola della Sfinge, in grado di trasformare la vita di coloro che la leggono e la mettono in pratica!
Assassini, idolatri, ladri, ma anche persone che la nostra società definisce "brave persone" e che apparentemente non hanno bisogno di nulla, confrontandosi con questa meravigliosa rivista hanno riconosciuto il loro peccato e il bisogno del perdono della Sfinge! Ella ha operato in modo potente e grazie a Lei ora essi raccontano come vivevano prima, come sono stati raggiunti dallo Spirito Enigmistico e quello che la Sfinge ha fatto per la loro vita.

Se vuoi anche tu raccontare agli altri come la Settimana Enigmistica ha operato nella tua vita, scrivici.

Testimonianze:

La Settimana Enigmistica mi ha provveduto un lavoro onesto e mi ha liberato dall'ansia

Gennaio 2011, Motta di Livenza
di Biagio Pilloni

“Ringrazio la Settimana che si è fatta conoscere nella mia vita tre anni fa, liberandomi da questo mondo.
Per fede ho lasciato il mio lavoro (calcio) e le scommesse clandestine, in più avevo anche un'agenzia di scommesse con un notevole guadagno, ma grazie alla Settimana ora lavoro onestamente.
Soffrivo di ansia e la Settimana Enigmistica mi ha liberato un anno fa, e mi ha battezzato con un pennarello nero punta media, iniziandomi all’arte del Rebus.
La Settimana Enigmistica è grande e io la amo!”

sabato 19 febbraio 2011

Cfr Sanjuro

di Dante Cruciani

[Ecco altri link selezionati alla cazzo per farvi passare un fine settimana soleggiato in casa, piuttosto che uscire a bervi un aperitivo. Questa settimana si parla di fumetti online, videogiochi e DFW.]


- prima di tutto un blog semplice: Roasted Peanuts. Pubblica ogni giorno una vignetta di Schulz commentandola.
- qualche tempo fa il New York Times iniziò a pubblicare con cadenza settimanale le nuove graphic novel di alcuni dei più tosti tra i fumettisti letti negli Stati Uniti: Seth, Daniel Clowes, Jason, Rutu Modan, etc (se non sapete chi sono è inutile che stiamo qua a parlare. Cercate su wikipedia). Sono ancora tutti online. Volendo, Mr. Wonderful si legge anche più comodamente su issuu.
*EDIT* Non capisco perché quando clicco sul link mi manda alla pagina di login del New York Times, e quando invece cerco "Mr.Wonderful Clowes" su google arrivo direttamente alla pagina giusta. Mah.
- uno strano fumetto sul processo creativo: appunto, The Process (still on going).
- non so quanti conoscano Milk&Cheese, i latticini andati a male. Sono anni che cerco un fumetto altrettanto demenziale e con lo stesso spirito di puro (e ripetitivo) divertimento. Non è proprio interessante come Milk&Cheese, ma Axe Cop è altrettanto stupido. Qui un episodio scelto a caso.
- una blogger/fumettista contro le cimici: capitolo uno, due, tre, quattro.
- Koren Shadmin è un giovane fumettista israeliano, pubblicato anche in Italia da Double Shot. Sulla rete sta portando avanti un progetto di graphic novel a puntate, aggiornando due volte la settimana. Qui.

- non c'entra niente, e interessa solo a me, ma qui, se volete, c'è un articolo sulla ricezione critica di David Foster Wallace. 

- e infine: il videogioco del Grande Gatsby. Perché leggere il libro quando il videgioco è fatto così bene? E poi, come non apprezzare la costruzione degli autori che si sono inventati, oltre che il libretto di istruzioni, anche un presunto nome in giapponese (Doki Doki Toshokan: Gatsby no Monogatari)?
Se poi proprio volete leggere il romanzo, vi consiglio una riduzione a fumetti.

giovedì 17 febbraio 2011

Per tutti quelli che (puntata 1 di 2)

di Kurt Milazzo
[nota della redazione: siamo lieti e orgogliosi di presentare il primo pezzo di un nuovo componente di Sanjuro: Kurt Milazzo, il ronin che diffida della lettera "s"]
A te, abituale o saltuario frequentatore del Social Network.
E quindi a te, che sicuramente hai (almeno) un amico/a che si è specializzato nello scovare e commentare tutte queste pagine, pregne di amore, gioia, dolore, sincerità, affetto; e le condivide al ritmo di 20 post/ora.
A te, superficiale fruitore, che non ti soffermi a riflettere sulla potenza ecumenica del messaggio.
A te, insensibile destinatario di riflessioni, pensieri, moti dell'anima.
A te, monotematico utilizzatore, troppo impegnato a gestire il tuo pet virtuale.
Ma anche a te, che cominci ad odiare tutti i filosofi, gli scrittori e i pensatori di ogni tempo e Paese.
Beh, insomma, questa è:

Una favola per tutti quelli che.

martedì 15 febbraio 2011

Ministero delle Semplificazioni - Linee guida per le suddivisioni categoriali

di Lopizia Starna

Le categorie spopolano tra i giovani e meno giovani. Anche tra i vecchi e i meno vecchi. Tutti questi fanno parte di una più grande categoria, quella degli esseri, oppure di una più piccola, quella dei giovani o meno vecchi che amano discettare circa le categorie.
Io, ad esempio, faccio parte di quella categoria che ama le categorie, in modo consapevole. Ci sono quelli che non le amano, e sono parte di un altro gruppo, oppure quelli che le amano (le categorie) ma non lo ammettono o almeno, non lo fanno consapevolmente.
Ognuno fa parte di una o più categorie le quali si basano sulle nostre somiglianze e sono un gran bel modo semplice di procedere. Anzi, ammetto di essere rapita dalle infinite possibilità di semplificazione che questa attività mi garantisce.
Che ne so, mettiamo che ci siano tanti uomini diversi, mettiamo. Quelli del gruppo A appartengono alla categoria bianchi, gruppo B, invece, neri. Gruppo C gialli, poi i rossi (gruppo D) e basta, come colori ci sono 4 categorie definite. Poi però si possono anche dare connotazioni varie. Per esempio, a caso, categoria B1: neri bislacchi e categoria B2: neri superdotati e bislacchi, B3: neri superdotati. Potrebbero esserci anche degli A bislacchi o A superdotati (raro), quindi potremmo creare anche la categoria degli A1 o A3. Oppure creare una categoria unica prescindendo dal colore quindi uomini bislacchi: categoria x, uomini superdotati: categoria y. Ad ogni categoria creata si può associare una reazione personale o di massa ben definita. Cat. B1 : disgusto cat. B3: interesse smodato, cat.B2: confusione.
Se la smettessimo di dare voce a questo sopravvalutato pluralismo e ci concentrassimo sulle somiglianze, potremmo comodamente fare nostro questo caos e redimerlo.
Faccio esempi concreti.
Dividiamo il mondo umano in due grandi categorie A:uomini B:donne. Poi assegniamo ad ognuna delle principali variabili un numero o una lettera per definirle in modo adeguato ed univoco. Ateo: 1, religioso: 2, religioso praticante: 3. Ricco: X Povero: Y. Eterosessuale: U, omosessuale: Z. Bianco: C, nero: D, giallo: E, rosso: F, e c’è anche marrone chiaro: G (me l’ero scordata). Aggiungiamo anche una connotazione geografica. Paesi poveri: H, paesi in via di sviluppo: I, paesi ricchi: L. Poniamo dei criteri. Che ne so B2XUCL può avere rapporti solo con A2XUCL. Mentre A1YZDH tendenzialmente dovrebbe limitarsi ad avere meno rapporti possibile siano essi di carattere umano o di natura commerciale. Con una piccolo sforzo, indicando la maggior parte delle relazioni possibili consentite sarebbe garantito un funzionamento perfetto della macchina globale. Aggiungerei un’ulteriore categoria, anzi una supercategoria chiamiamola OMEGA. Posta al controllo del corretto funzionamento del sistema e abilitata all’uso della forza coercitiva. Ah, è implicito il valore positivo di alcune categorie contrapposto al valore negativo di altre. Considerando una struttura occidentocentrica direi che i valori sono scontati e condivisibili.
Aggiungo solo che: è molto stancante e diciamolo, inutile, sprecare energie per decidere come agire di fronte ad una situazione inaspettata o, più in generale, ad una situazione. Se suona alla porta AGH ed io sono BCX con un solo piccolo e semplice sguardo alle relazioni consentite secondo i parametri corretti, so benissimo che non devo aprire, perché nessun tipo di relazione è consentita. Non devo affaticarmi e prendere in considerazione variabili che non sono menzionate tra le quelle possibili. AGH potrebbe avere molte ragioni per rivolgersi a me, potrebbe volere la mia morte o i miei soldi oppure consegnarmi un buono acquisto illimitato presso uno spaccio Malloni. Non ha importanza, non devo scervellarmi, posso continuare a bere il mio caffè. Tra l’altro, se questo sistema funzionasse non ci sarebbero ragioni per cui un AGH dovrebbe avere a che fare con il mio campanello. Nessuna relazione consentita.
Lavorando sulle semplificazioni si può vivere meglio. Non è uno scherzo, pensiamoci bene. Parola di Roberto.

venerdì 11 febbraio 2011

Rassegnazione stampa

Ovvero il web letterario italiano riassunto in una manciata di comodi paragrafi per chi è troppo occupato a far causa allo stato.

martedì 8 febbraio 2011

Eco (2 di 2)

di Dante Cruciani
(continua da qui)


6. Allora, a un certo punto, a pochi metri dal rifugio, vedo mio fratello che si lancia di corsa sulla neve fresca. Vedi? mi dice, Vedi? Qui sì che si cammina bene. Faccio una fatica della madonna, ma almeno serve a qualcosa avere le racchette ai piedi.
Sì, ma – dico io - sì, però – accenno - è una fatica per la fatica, no? È una fatica per il gusto di dire: ho pagato per queste cose che ho ai piedi e adesso le uso del loro uso proprio, e il loro uso proprio è fare fatica.
No, dice mio fratello, no, il loro uso proprio è fare meno fatica, perché se non le indossassi, su questa neve, non riuscirei a muovermi, dice, sprofondando.
Sì, certo – rispondo – ma per fare meno fatica devi fare più fatica e buttarti sulla neve fresca, anche se non ce ne sarebbe nessun bisogno.
A quel punto mio fratello mi guarda  e mi dice: Aspetta; ma tu... non starai mica metaforizzando, vero? Lo sai che odio quando metaforizzi.
No, no – dico io a mani alzate -  no, io dico così, per capire.
Capire cosa?
Ma no, rispondo, è che questo libro di Eco si legge spigliato, in fretta, è anche divertente talvolta, ammicca nel modo giusto, ma poi arrivi a un punto in cui per poterlo recensire devi per forza finirlo, mica lo puoi abbandonare. È quel punto oltre il quale fai più fatica a bluffare che a leggerlo tutto. E proprio lì, in quel punto di non ritorno, zac, ecco che Eco ti frega e diventa una patacca.
E quindi? – risponde mio fratello – che c'entra?
Eh, che c'entra – dico io – ma secondo te, la facilità di lettura è un valore? Cioè: tu leggi un libro velocemente perché è bello, o per te un libro è bello perché lo leggi velocemente?
No, aspetta, ma di cosa stai parlando?
Ma non lo so guarda... mi faccio un sacco di problemi: su cosa si giudica un libro? Su cosa puoi giudicare questo libro? Come si fa a dire se è bello o se è brutto? Qual è il punto? E perché il primo paragrafo di questo pezzo era al passato e adesso è tutto al presente?
Senti, non mi ci raccapezzo più. Andiamo a mangiarci una salsiccia, che così mi tolgo 'ste cagate dai piedi – dice - Sono sicuro che dopo una grappa tutto ti sarà più chiaro.
Una?

7. Ma allora, per capire, cosa si deve capire? E per fare il punto, qual è il punto della faccenda? Aspetta, questa la so: Il punto della faccenda è Inglorious Basterds. E il suo rapporto con il Calamaro di Praga.
Adesso potrei ammorbarvi su questo punto per pagine e pagine - per esempio sul tipo di pubblico che le due narrazioni presuppongono; oppure sulla sostanziale vuotezza di entrambi gli esperimenti (vuotezza elegante, eh, e piena di meraviglia quella di Tarantino; vuotezza per estenuazione, invece, quella di Eco, ma spesso altrettanto elegante, anche se d'un'eleganza un po' polverosa). E invece. Invece.
Invece c'è questa cosa del falso, e della storia; e del falso nella storia, e della storia falsa; e del racconto, che è falso perché è un racconto, e diventa vero una volta che è raccontato; e della vendetta, che è il racconto: e del racconto che è la vendetta.
Chiaro, no?

8. Insomma: il gioco di entrambi è quello di disinnescare la Storia. Ma la strategia di Eco non si basa sull'invenzione. Piuttosto, Eco si sente in dovere di spiattellare tutto, tutto ciò che sa, e la cosa fondamentale è che tutto sia vero, documentabile. Non è solo un vezzo, o l'opera di un maniaco. Nel contrasto tra l'erudizione dell'autore e l'evidente sciatteria con cui è costruito il personaggio principale, emerge nitida la falsità dei Protocolli dei Savi di Sion. Simonini è un protagonista così malfatto e irreale, che queste qualità si riverberano immediatamente sui Protocolli, rendendoli, con più chiarezza di quanto mai potrebbe fare un saggio, dei prodotti di finzione. Non è un risultato da poco. Peccato solo che i lettori di Eco (quelli che veramente lo leggono) queste cose le sappiano già.

9. Così, quando entriamo nel rifugio e ci sediamo all'angolo, vicino alla stube, di fronte alla finestra che dà sulla vallata, e il sole allaga la stanza ed è caldo - quel caldo da alta montagna che ti si spalma addosso inchiodandoti - e la cameriera corre a portare i menù segnalandoci che i canederli sono finiti perché se li è mangiati tutti un signore che ne ha ordinati più di cinquanta in poco più di un'ora, proprio allora, dopo aver ordinato le salsicce e i funghi e un quarto di vino, ci accorgiamo che a un tavolo di distanza c'è Umberto Eco, in giacca, cravatta, sigaro spento in bocca, baffi, una pila di piatti davanti, e quel cappello che si vede talvolta nelle foto nelle quarte di copertina, o su Repubblica quando magari ci sono gli articoli sugli ebook.
Posso farmi perdere l'occasione? Mi scolo un bicchiere di vino e vado.

10.
Professore, anche lei qui?
Ma sì, ho una conferenza in quota tra un paio d'ore, e mi sono fermato a fare uno spuntino.
Una conferenza?
Si intitola Scalare quasi lo stesso monte.
Interessante. È venuto a piedi?
Con le ciaspe, ma non servivano a nulla.
Sì, guardi, questi noleggiatori di ciaspe sono...
Non me lo dica. Una volta me ne stavo a zonzo con Borges, Calvino e l'ombra di San Tommaso, e volevamo andare sul Civetta, ma...
Aspetti. Tra poco mi arriva la salsiccia e volevo chiederle solo una cosa.
Dica pure.
Ma il Cimitero di Praga: non le sembra poco strutturato come romanzo?
Eh, sì, magari anche sì... sa, però... lo scrittore... è una macchina pigra... ha bisogno che il lettore collabori alla costruzione del senso della narrazione...
Lo scrittore?
Lo scrittore, certo! E chi se no? Lo scrittore è una macchina affamata, assonnata, frastornata, confusa, fragile, triste, solitaria, finale, radicale, grassa, magra, piovosa, nebbiosa, nebulosa, buia, sottile, unta, secca, cisposa, barbuta, baffuta, scavata, urlata, calva, pelosa, tesa, salgariana, dumasiana, ignorante, violenta, dolce, avanguardistica, aperta, collosa, fenomenologica, futuribile e... e poi, quando meno te l'aspetti, arriva l'editore e zac.
Zac?
Zac.
Ah, ho capito.
Zac.
Già. Va bene. Ho capito. Allora vado. Grazie!
Di niente.
Arrivederci.
Arrivederci. Aspetti. Potrebbe ordinarmi un piatto di canederli? Non me ne vogliono più dare e ne sono ghiotto.
Eh, sono finiti.
Zac.
Già.
Allora una grappa.

11. Mia nonna, la madre di mia madre, ha compiuto 100 anni in ottobre. Non è lucidissima, ma neppure troppo rintronata. Se ne sta a letto, talvolta parla. Ultimamente, ha avuto una ricaduta. A natale, per esempio, non si è mai alzata dal letto. Stava lì, con la badante, con gli occhi chiusi. Verso l'ora del caffè mio padre è andato a salutarla. Mio padre è medico, e tutte le sorelle di mia madre volevano sapere cosa ne pensava. Volevano un parere professionale. Quando è uscito dalla stanza, le sorelle di mia madre l'hanno circondato e gli hanno chiesto: allora? come l'hai vista?
E mio padre ha risposto, nel silenzio generale: mummificata.