venerdì 28 gennaio 2011

lunedì 24 gennaio 2011

Sanjuro Istantanea - 2: Crisi!


Carissimi/e lettori/rici di Sanjuro, ecco raccolti in un comodo e fiammeggiante pdf tutti gli scritti e le immagini prodotti in occasione della seconda Istantanea di Sanjuro, ovvero quella Crisi! che già da tempo attanaglia il nostro paese.
Al solito, l'opera è curata da Il Vostro, e la potete trovare:
-in pdf "Sanjuro Istantanea - 2: Crisi!"
-on-line su issu.com "Sanjuro Istantanea - 2: Crisi!" (la nostra pagina su issu)

venerdì 21 gennaio 2011

Dottrina Speranzon

di Gualtiero Bertoldi

#rogodilibri - qui tutta la faccenda

sulla sinistra: Speranzon; sulla destra: l'industria culturale che conta in Italia

sulla sinistra: Donazzan; sulla destra: colui che porterà una Bibba ad ogni studente veneto

giovedì 20 gennaio 2011

Solo l'oro - parte seconda di due

de Il Vostro

Solo l'oro is ageless.

Ma'al di là delle danarose, o delle mogli od amanti de' danarosi; al di là delle standiste d'una bellezza davvero stupefacente, rifinita eppure nonchalante; al di là delle modelle che incessantemente girano lente tra gli stand richiamando l'attenzione su quelli a cui afferiscono loro, di stand – sulle fasce che portano addosso a mo' di miss la precisazione Siamo allo stand tot! è strategicamente posizionata sul culo; insomma: girano comunque anche per la fiera delle vecchie ubriacone vestite come negli anni ottanta. [Non so in realtà se siano davvero ubriacone; né capisco che ruolo possano avere; comunque, prendetela così.]

Gli indiani – quelli del subcontinente – hanno l’anda del Peter Sellers di Hollywood Party; sono disordinati, potenzialmente rocamboleschi, e tengono in mano nello stesso tempo cataloghi e carte e cellulari old school e campionari e oggetti diversi. Girano in coppia – ma questa è regola pare valida per ogni rappresentanza gioielleresca – e nella coppia ce n’è – di indiano – uno allampanato, più rispondente in effetti al Pater Sellers di cui sopra; mentre l’altro è invece tozzo e baffuto: dove baffuto – o addirittura spinoso - pare essere anche tratto caratteriale, projettato all’intorno.

Gli estremo-orientali – giapponesi, soprattutto: ma anche cinesi – sembra agiscano invece individualmente, solitari samurai della rappresentanza; si semi-nascondono di fianco alle teche e disegnano a penna, su pagine di agendine moleskine [e non Muji, come uno potrebbe pensare], sagome e forme e trend, incarnando così il peggior incubo di mia nonna: che vede nel Cinese Che Copia [Sorridendoti, Però, Mentre lo Fa] la causa prima, primigenia e forse unica del tramonto dell’Occidente.

Solo l’oro significa vero potere.

Torme di donne dell’est europeo seguono come branco, o sciame, correnti che a noi maschi non sono probabilmente accessibili: qualcosa che sta da qualche parte tra flussi di energia, chimica, e forme della materia addirittura più sottili; e se a tua volta ti periti di seguirle, senza tema di sbagliare ti ritroverai nei dipressi degli stand dei nomi più blasonati, e costosi: sen-za-te-ma-disba-gliare.
E gli stand più blasonati sono, in effetti, imponenti, e meritano una visita: sono disegnatissimi, geometrici, perfetti: freddamente lascivi, come gli interni patinati – o le situazioni del tipo cofano-di-macchina-extralusso-a-bordo-piscina - dei film porno con Brigitta Bulgari. Stand alti, ampi – c'è un respiro tutto diverso, padronale aggiornato, diciamo – e che frequentano tutti, inevitabilmente, i toni di nero e antracite, con highlight avorio o bianchi. Ci sono divanetti cuboidi bassi, e siepi in vaso i cui elementi sono potati a coniche slanciate. Ci sono tartine, e flutes. Il tasso di russi, attorno, è molto alto.
[Altri stand invece hanno il perimetro incassato di vetrine quadrate il cui interno è saturo di luce gelida; i vetri sono perlomeno doppi, e se ti avvicini puoi sentire – proveniente dall'interno algido, ed eterno – una specie di vibrore da laboratorio di creature segrete.

Solo l'oro è divino.

E infine, sì: ci sono davvero gli ebrei tarchiati in giacca nera e camicia bianca, con barbona e cappello nero d'ordinanza.

Solo l'oro scalda il cuore.

Ma a parte tutto questo: bellezza, c’è. Forse non Bellezza; ma bellezza, comunque, sì. I materiali soffondono grigi aerei e gialli intensi. Le tavole delle pietre riflettono con perfezione, inimpure – le loro cinture colgono la luce, e il tutto diffrae, accorde. C’è una patina quasi uniforme da rivista d'Orologi di Classe. C’è una perizia tecnica che in qualche modo riesce a non risultare troppo spersonalizzante: e c’è anche dello stupore per tecnici: e la microfusione è davvero micro, e i microsetting sono davvero virtuosistici, e complicatissimi.

Poi cercavo le toilette. E fui trafitto al trovarle dal più bel sorriso di tutta la fiera: che era quello d’una ragazza addetta al pulir de’ cessi: e che era lì giusto fuori degli stessi a parlottare con una collega, nel frattempo spazzicchiando con lentezza l’ingresso a’ bagni con languide passate di spazzettone.
Ma a stivali non s’era messi bene, però. E quindi?

mercoledì 19 gennaio 2011

Solo l'oro - parte prima di due

de Il Vostro

Solo l’oro suggella un legame.
Riportando da VicenzaOro FIRST.


Il cielo portava toni ghiacciati, grigi, incerulentisi con vaghezza verso i Berici.
Così Il Vostro percorreva l’A4 presto la mattina, una domenica del gennaio di quest’anno, verso il suo primo VicenzaOro: tormentato da un afflato interiore e da un’adrenalina e dalla sottile ansia di solito associati ad un Rito di Passaggio.

Solo l’oro decora gli eroi.

VicenzaOro – o, più precisamente, la sua avanguardia di gennaio che si chiama VicenzaOro FIRST – è una rappresentazione per soli addetti al settore. VicenzaOro è enorme – pare, davvero, illimitata – e gli addetti al settore, anche, sembrano innumerevoli.
Assicuro il pass alla guisa heavy metal: legato alla cintura, penzolante molto libero ad altezza ginocchia; ne ho la posa, dell’heavy metal, io: infrivolita però ohimè proprio dal nastro del pass, che è dorato, e finto-serico.
Attorno a una specie di colonnato trionfale – racchiudente una piccola mostra fotografica – striscioni declamano le virtù dell’oro.
Al mio primo VicenzaOro, io non vedrò quasi gioiello: essendo l'umanità campo d'osservazione talmente pieno, e soddisfacente, [e rutilante, e caleidoscopico, e buffo,] da assorbire completamente me e il mio quadernetto degli appunti.

[e anche la fiera è terreno impietoso, per noi feticisti degli stivali: i quali, in un ambito danaroso come questo, possono con agio raggiungere cime altissime di perfezione formale, tessitura materica, e deliberata – seppur non-violenta - provocazione.]

Solo l'oro ispira leggende.

Il passare di gruppi di donne tra gli stand è anticipato da un suono melodicissimo di catenaglia d'oro di produzione industriale; una cascata gentile: quando il protagonista del film scosta la verzura del bosco cupo e spaventevole e appaiono la radura e il collicèllo col maniero fatato e stra-magico a colori pastello; o quando il percussionista da dietro le sue carabattole percussioniste inizia a far risuonare quei cilindretti discendenti di metallo-
Ma ora nel distretto in crisi le macchine per le catene più non producon’ catena senza interruzione: dopo aver inondato un mercato creduto insaziabile con tonnellate, davvero tonnellate di semilavorati: ti ricordi i lavoratori sottopagati del settore, valenti orafi potenziali ridotti in scantinati del modello veneto casa-capannoncino ad azionare macchine, incessantemente. E adesso? [Cfr. una qualunque comunicazione personale, in un qualunque rivenditore di attrezzerìe per orafi.]

Solo l'oro is radiant.

Nelle vetrine ingolfate di oggettini un po' pacchiani - cornini madonnétte santarèlli - di un artigiano campano del corallo - che chiamerò il Tipo del Conchiglione - ci sono alcune foto incorniciate frementi di attività coralla. Nella più inquietante di queste immagini il Tipo del Conchiglione, che è un baffo tarchiato, tira su da terra un conchiglione sorridendo fierissimo e arrivato; alle sue spalle freme tutta un'attività – appunto – di indios, ovvero personaggi di pelle scura, che seduti su sgabelletti a quattro gambe tutti diversi lavorano – esclusivamente di spalle – ai conchiglioni. La scena si svolge all'aperto: in un aperto semi-tropicale, di sabbiaccia e terra sbriciolata, con piante a modo loro rigogliose a far da limite; all'aperto e di giorno, si svolge – la scena: ma ci sono cavi dell'elettricità aerei e fari e lampade spente su treppiedi che lasciano intuire massacranti turni di lavoro notturno, senza diritti a proteggere il singolo, nell'umidore sfiancante di un'isola i cui mari attorno sono infestati da squali-


[continua e finisce domani]

lunedì 17 gennaio 2011

MicroCarver - 4

di Dante Cruciani

Protesi
Sara, assonnata, rispose al citofono.
Una voce disse: - Scusi, le servono protesi?

Riconciliazione
La signora col cappellino bianco e il cane poco meno che isterico – zampette nevrasteniche ma muto; pelo irto – aspettava il treno sulla panchina del binario otto. Aveva un coltello nella borsetta.

Ne mancava sempre uno
In azienda, un esperto di Feng Shui aveva posizionato i tavoli in modo che i dipendenti potessero controllare tutti gli altri, tranne uno. Era sempre quello che non vedevi che faceva la spia. Il 7 ottobre del 2005, Massimo montò uno specchietto retrovisore al monitor del computer. Era una tecnica che aveva imparato a scuola, per passare il compito. Ma ancora non riusciva a vedere tutti i colleghi. Ne mancava sempre uno. Pochi mesi dopo l'azienda fallì perché si erano sconvolti gli equilibri ambientali, la sede crollò, ci fu un terremoto nella zona, e fiamme e lava uscirono dalle crepe del suolo. Quando tornò a casa, Massimo trovò sua moglie a letto con quello che non vedeva.

Dirk Bogarde
Mangiò sul divano, poi dormì. Il cuore fece uno scatto, verso le tre. Sognò che perdeva un ascensore in ritardo. Lo inseguiva su per le scale senza successo. Si svegliò con una coperta addosso che non aveva mai visto in casa. Aspettò tutto il pomeriggio una telefonata al telefono fisso. In televisione davano un film con Dirk Bogarde.

A quel tempo si era già tagliato la barba
Ci mise anni, ma riuscì alla fine a fare il giro dell'isola in windsurf. A quel tempo si era già tagliato la barba. Lo aspettava, all'arrivo, una banda di messicani che gli bucò la vela. Il capo, un certo Roberto, appassionato di pesca al cefalo, gli mise un braccio attorno alle spalle e disse: «Hybris. Sai cos'è, vero?»

Fosforescenza
In treno tutti dormivano, tranne il controllore. Girava per gli scompartimenti, tra i corpi che russavano, i piedi scalzi, gli scatti della testa, gli improvvisi risvegli momentanei, la fosforescenza di qualche portatile ancora acceso, gli squilli dei messaggi al cellulare, senza risposta.

Sono le piccole cose
Le piccole cose, diceva. «Sono le piccole cose che,» gli disse, tenendo la lunetta di un'unghia tra le dita e strofinandosi un occhio con l'altra. «Tu non ci stai più attento.»

Girarrosto
Alzò il girarrosto e disse: «Muori!», ma proprio mentre lo diceva si accorse di essere stato troppo melodrammatico. Lei smise di piangere. Era sensibile alle interpretazioni fuori registro.

Che ne sai tu della nave?
Sulla nave erano tutti morti di morte.

(continua)

sabato 15 gennaio 2011

Cfr Sanjuro

di Gualtiero Bertoldi

[nota della redazione: di seguito troverete una nuova rubrica di Sanjuro, il blog letterario che non dice mai di no a un bicchiere di quello buono. Cfr Sanjuro sarà un contenitore di link, curato di volta in volta da ognuno dei membri della redazione, per segnalare oggetti o posti degni di nota, mirabilia, cianfrusaglie, curiosità - il tutto in rete. Questa volta partiamo dal Bertoldi, che a quanto pare s'è dato al carotaggio di alcuni archivi simil-bibliotecari.]



-partiamo leggeri: il primo e il secondo tomo che compongono il Vocabolario Nomenclatore del Palmiro Premoli (uomo molto ammirato, ai tempi, per l'eleganza del proprio nome-cognome), in diversi formati, abbastanza ben scansionato, e ovviamente di pubblico dominio;
-i fac-simile di 168 (su 170) xilografie dell'Hypnerotomachia Poliphili;
-gli e-pub di liberliber;
-se volete recuperare un qualche classico della letteratura italiana e non c'avete voglia di sbattervi troppo, la Biblioteca della Letteratura Italiana torna sempre utile - qui vi segnalo qualche opera che vi permetterà di far buona figura durante gli aperitivi serali: Le Prose della Volgar Lingua del Bembo, La Persuasione e la Rettorica del Michelstaedter, e Il Morgante del Pulci;
-se masticate l'inglese, Bookdepository ha già da qualche tempo messo a disposizione per il download gratuito un'infinità (no, ok, circa 11000, che son tante lo stesso) di e-books, in edizioni non certo spaziali, ma comunque dignitose: anche qui, giusto per fornire un qualche gancio d'entrata, segnalo Bartleby, the Scrivener del Melville e Master of Ballantrae dello Stevenson;
-fra le rarità del sistema archivistico nazionale, una letta se la merita il Perché scriviamo così del Costamagna (anche se potevano sforzarsi di creare almeno un pdf unico);
-finisco con il classico sito strambo: ma voi, chi siete? Che ci fate qui? Due fiorini.

mercoledì 12 gennaio 2011

Squalo Pinguino!, 1


Vitaliano Trevisan, I quindicimila passi, 2002 Einaudi Stile Libero
e con un accenno affettuoso a Giuseppe Genna, Grande Madre Rossa, 2004, Mondadori Strade Blu


Della lettura de IQP.



[...] perché esalta l'ego, che non ne avrebbe gran bisogno,
però lo esalta, ancora di più.
VT, cfr. più avanti




Più a livello di percezione, che di effettivo pensiero, mi chiedevo, durante la lettura dei I Quindicimila Passi [IQP] - e sempre con maggiore insistenza, me lo chiedevo, man mano che la lettura procedeva - il motivo per cui questa cosa dei passi contati, che credo avessero - nell'intenzione dell'Autore - il compito di fortificare una rappresentazione di involuzione cerebrale, di pensiero ridondante, di riflessioni concentriche e ansiogene eccetera - ad esserne materializzazione, diciamo - cioè [uff], ricominciamo.

martedì 11 gennaio 2011

Squalo Pinguino! - un disclaimer

de Il Vostro
[nota della redazione: viene qui presentata in maniera acconcia una nuova rubrica d'attenzionamento critico sulla contemporanea letteratura italiana gestita da Il Vostro; il primo affondo dello Squalo Pinguino! avverrà domani, sempre sul presente blog]

 
Così, nel frequentare i salotti digitali della scrittura italiana contemporanea, mi satura sempre più spesso questa inquietudine, questa uneasiness; c'è questo dubbio palpabile, continuo, sottopelle: c'è un acre sudorino a formare stille sulla pelle; ci sono dita torturate nervosamente, nocche schioccate troppe volte - il potenziale di schiocco esaurito già da mo'; e soprattutto c'è quella specie di torpore da incomprensione che ne sussegue - un torpore con la bocca semi-aperta ottusa, lo sguardo distante, la clessidra di windows paralizzata nel campo visivo.
Ou, vi dico: io non capisco.
Non capisco chi e e cosa perché. Non capisco chi occupa piedistalli, e perché li occupi. Non capico cosa viene detto bello stile!, e importante!, e potente!, e perché. Non capisco perché lingue instancabili umettino l'organigramma della scrittura italiana contemporanea: a non mai lasciar privo di copertura salivare lo scopritor' de' talenti, e poi lo scrittore, gli scrittori, gli scribacchini, boh.
Non capisco le logiche. Non capisco i toni.
Non capisco pagine, ma alle volte non capisco neanche Argomenti.
Squalo pinguino! nasce proprio dalla necessità implicita in questa [mia] incomprensione.
Solamente - e questo è un disclaimer - solamente, io non ho gli Strumenti [ovvero ne ho altri, acconci ad altro]. Ma, insomma, io ci provo comunque, ora; e ho ammonticchiato prestiti sul mio comodino, ho tratto un respiro profondissimo, mi sono tappato il naso e mi sono tuffato. E non avendo i di-cui-sopra strumenti, quindi, mi muoverò a Squalo Pinguino!: con denti aguzzi piramidali organizzati in tripla fila - per una prima lacerazione rabbiosa, ignorante, projettata oramai per biologia a sfamare il vuoto stomachevole che ho dentro - épperò, poi, subito, con un ondeggiare sul ghiaccio cristallino, goffo, e lunghi scivoloni, e grosse risate quindi.
Se lo guardate bene, tutto, e concentrati, il tono sarà quasi questo:


Statevi bene.

lunedì 10 gennaio 2011

La solitudine del solutore d'enigmistica settimanale

di Lopizia Starna


Il solutore è uno che non deve chiedere.
Egli sa.
E se non sa, si arrovella.
Né mostra condiscendenza con se stesso.
Soprattutto non ama essere disturbato.
È un tipo metodico, questo solutore. In linea di massima non lavora di sabato, se questo accade soffre di una sofferenza a tinte forti. Non lo dà a vedere. Ovvio. È uno che se i denti li ha, li digrigna tutti, indistintamente. Dai molari ai canini e dai canini agli incisivi. E viceversa. Più volte. In divenire. E ancora. Un po’ di più. Ma senza rumore alcuno. Il fastidio è tutto interno, vortica nello stomaco. Appena percettibile. Anzi no. Impercettibile.
Insomma se, puta caso, aveste potere decisionale sulla gestione oraria del solutore, al sabato lasciatelo a casa. Per favore.
Per favore!
Stiamo parlando di vita, in termini di qualità. E se di qualità si tratta è impossibile prescindere dall’impaginazione, dalla consistenza della carta, dalle voluttà dell’inchiostro, dalla coerenza, dalla ricerca in fatto di contenuti. Non si può prescindere, per farla breve, dalla Settimana Enigmistica. La quale, essa Settimana, ha periodicità che si evince dalla sua stessa denominazione e per essere precisi, come ad ogni solutore piace pensare di essere, si trova in posizione preminente, sottolineata nella sua ebdomadaria importanza, nuova e frescamente stampata in innumerevoli copie, ogni sabato. In edicola.
Da ciò la preponderante necessità di avere il sabato libero.

mercoledì 5 gennaio 2011

Indagine sui lettori di riviste musicali on-line

di Austino Attizzo

Introduzione
L’Osservatorio Socio-Musicale dell'Associazione Nazionale Associazioni Musicali della Regione Veneto, ha avviato un’Indagine da svolgersi due volte l’anno, atta a conoscere quali siano le valutazioni espresse – a consuntivo - da un campione molto ampio di membri delle associazioni aderenti nei confronti di un insieme di fonti informative in campo musicale (riviste, portali, stazioni radiofoniche, ecc.). L’obiettivo è monitorare gli andamenti dei gusti, sostenendone i processi di crescita e di sviluppo.
Il questionario, predisposto con la consulenza di esperti, è stato progettato allo scopo di conoscere più le tendenze che i dati quantitativi, in modo da disporre per tutti i membri informazioni tempestive, con limitato dispendio di tempo ed energie da parte dei rispondenti.
La numerosità campionaria prevista è di 300 lettori di riviste musicali online, stratificati per le tre riviste considerate (ondarock, sentireascoltare, storia della musica), e per l’essere o non essere lettori abituali di quanto pubblicato da Piero Scaruffi nel suo portale personale. L’obiettivo è stabilire se le variabili di stratificazione qui considerate hanno un’influenza statisticamente significativa sulle modalità di acquisto di cd musicali. In questo caso, è stato chiesto agli intervistati qual è il numero di album acquistati negli ultimi 3 anni.

Risultati
Il piano è così definito:


lunedì 3 gennaio 2011

MicroCarver - 3

di Dante Cruciani

Perché mi fai ripetere dieci volte?
Da circa un anno girava il mondo sui cargo commerciali. Telefonava solo alla nonna, mezza sorda, così poteva restare in silenzio. Passava ore alla balaustra immaginando il fondo del mare, popolato da escrescenze fosforescenti e tentacoli senza capo.

Non dirmi "no, dai" sai
- Ti odio.
- No, dai.
- Non dirmi “no, dai" sai.
- No, dai.
- Guarda che urlo! Urlo? URLO!
- No, dai.
Michele sentì smorzarsi la volontà. Se ne andò in camera da solo, a piangere. Ma non ci riuscì.

Buchi sulla biancheria
Il tempo atmosferico aveva un che di perverso, in quei giorni di maggio. Ero in cassa integrazione da un paio di settimane e non riuscivo a fare altro che fumare sul balcone della cucina, cercando, con la cenere, di colpire le persone alla fermata dell'autobus, tre piani più in basso. Con la pioggia, tiravo anche i mozziconi sugli ombrelli aperti, sperando di appiccare. Mia madre mi telefonava solo quando la vicina del piano sotto si trovava i buchi delle sigarette sulla biancheria.
Non aveva neanche più bisogno di dirmelo. Alzavo il telefono e diceva: Hai capito.
Ho capito, rispondevo.

Santa Lucia
Lei gli aveva scagliato contro la stautetta di gesso di Santa Lucia senz'occhi, comprata in Sicilia. Lui l'aveva presa al volo, perché ci teneva, ma mentre cercava di parlarle, per chiarire la situazione, lei l'aveva già colpito in testa con la graticola di san Lorenzo.

Vuoi dirmi chi sei?
Non è complicata la pesca al luccio, pensava Francesco. Basta una lenza robusta e un'esca viva, o mobile. Basta un pescetto, pensava, che attiri il luccio all'amo. Sul catamarano tutti dormivano. Le stelle erano innumerevoli. Monica l'aveva dimenticato. E infatti, la mattina dopo, non lo riconobbe e ci vollero delle ore per convincerla che erano sposati da un paio di anni.

Un giorno avevo vomitato sul gatto
Ero sbronzo da giorni, da mesi, da anni, da non ricordo quando, e non ricordo cosa facessi, cosa pensassi. Avevo imparato a non barcollare, a non biascicare (se non in caso di necessità), a non stare male, nè svenire in luoghi pubblici. Un giorno avevo vomitato sul gatto e lui, da allora, contro natura, aveva deciso di non pulirsi più. Non si leccava. Ma quando mi vedeva tentava di strofinarsi sulle mie gambe. Non so. Mi sembrava che avesse uno sguardo vendicativo.

In che senso scusa?
- Mi passi il pane?
- Non so cosa ti è successo oggi. Sei cambiato. Cos'hai?
- In che senso scusa? Ti ho solo chiesto il pane.
- Non parlarmi così, eh.
- Ma io volevo solo...
- No! Tu sei pazzo. PAZZO.
Michele si sentiva frastornato, vide la galassia lontana, le stelle, la nascita di piccole nane gialle, la loro morte, i buchi neri, e solo dopo, dopo di ciò, un piatto di ceramica lo colpì sulla fronte.

qui gli altri MicroCarver